Non è Stranger Things, l’inferno è qui.
La tragedia del Crans-Montana mi ha colpito e afflitto profondamente; come genitore e come padre sono addolorato e preoccupato.
Siamo realmente nel “Sottosopra”: finché i ragazzi continueranno a vivere le esperienze virtualmente, non avranno mai la capacità di comprendere d’impulso il bene o il male, né il pericolo oggettivo. La colpa non è loro, ma di una società e di una degenerazione genitoriale.
La situazione è più complessa di quanto si pensi. Oggi i ragazzi spesso mancano di senso della realtà e di praticità. Partendo da concetti base come la psicomotricità, spesso non sanno fare nemmeno una capriola: è impossibile, quindi, pretendere che facciano ragionamenti oggettivi e rapidi su azione, causa ed effetto, e dunque sul pericolo. Manca il contatto con la realtà.
Sono rimasto allibito nel vedere i video girati durante la serata: musica e fiamme sembravano parte di una normale scenografia. I ragazzi ballavano e ridevano, dicendo “figata”. Com’è possibile vivere simili situazioni con il cellulare sempre davanti agli occhi? La realtà filtrata da un display, anche se in tempo reale, ti dissocia: ti distacca dal momento come se non ti appartenesse.
È l’ora di riflettere e correggere la rotta. Bisogna dirlo chiaramente: è necessario sostenere con linee guida l’ultima generazione di genitori che, per “sopravvivere” o pensando di fare bene, ha smesso di seguire i figli, abbandonandoli davanti a un televisore, un telefono o un tablet. Demandando di fatto l’educazione a influencer, youtuber o videomaker improvvisati, lasciando che i ragazzi vivano vite che non gli appartengono. Sono loro a renderli incapaci di capire e realizzare che; non abbiamo tre vite e non c’è una seconda possibilità.
Figli e i nipoti sono nelle nostre mani. Tutto comincia dalla “narrativa esperienziale”: nonni, zii e genitori che raccontano fatti, storie e episodi vissuti. Chi come me è cresciuto senza internet e social è fortunato: abbiamo avuto la possibilità di crescere nel confronto, sperimentando e verificando fisicamente le cose. Dobbiamo avere la coscienza di riconoscere le nostre responsabilità; io, come genitore, lo faccio ogni giorno.
Forse il mio pensiero è condizionato dalla formazione multidisciplinare — artistica, sportiva — e dall’aver fatto il vigile del fuoco: vedo le cose in maniera diretta. Sono stato colpito alla testa e al cuore: provo un senso di disprezzo verso quel “mondo” che ci ha sostituiti.
La sciagura del Crans-Montana assurda ed evitabile. Dirlo a posteriori è semplice, ma io credo che si debba essere sempre presenti a se stessi e nel contesto. Nei primi secondi il disorientamento è umano, ma deve durare il tempo necessario a capire che da lì sotto si deve uscire, non filmare con un cocktail in mano. Ma il DJ? La sicurezza dov’era? Perché la musica continuava mentre si vedevano ragazzi abbandonati a se stessi incoscienti della gravità?
E vogliamo parlare delle “stelline” accese vicino al soffitto? Quei bastoncini sono diabolici: sono come elettrodi da saldatrice. Una semplice scintilla provoca danni su vestiti e tessuti, figuriamoci una fiamma intera a contatto con materiali plastici.
La responsabilità non è dei ragazzi: è oggettivamente degli organizzatori, dei titolari della struttura e, a cascata, di chi ha rilasciato certificazioni e permessi.
Quei giovani sono stati traditi e uccisi da persone avide. Hanno fatto entrare decine di minorenni con la voglia di festeggiare; l’alcol e l’adrenalina sono una chimica letale. Madri e padri si sono fidati, affidando loro il bene più prezioso, ma sono stati ingannati.
La superficialità e la brama economica di questi soggetti non hanno solo ucciso dei ragazzi, hanno annientato famiglie e messo in lutto un’intera comunità.
Sono arrabbiato e deluso di aver ragione nel non sentirmi sereno per i miei figli, vedendo come l’essere umano venga troppo spesso meno per luridi interessi.
3.1.2026 di________
Alessandro Alcanterini


Commenti recenti